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# Brief — Refactoring modulare conservativo del workflow
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**Stato:** input autorevole per `grill-with-docs`; non è ancora una specifica
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implementativa.
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## Obiettivo
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Riorganizzare l’attuale applicazione ThothII per rendere locali e manutenibili le
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modifiche a Disambiguation, Evidence e Memory, preservando integralmente comportamento,
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frontend e flusso operativo esistenti.
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La prima milestone è esclusivamente un refactoring. Non introduce nuove funzionalità e
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non generalizza ThothII come piattaforma di plugin.
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## Vincoli già decisi
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- Il progetto continuerà a essere sviluppato e mantenuto da un solo proprietario, in un
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unico repository e con un unico rilascio.
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- I moduli sono package interni secondo normali criteri di programmazione a oggetti.
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Non devono essere distribuibili indipendentemente, caricati dinamicamente o scritti da
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terze parti.
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- I moduli non devono condividere un contratto universale. Ogni modulo può presentare al
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workflow una piccola façade adatta alla propria responsabilità.
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- Moduli e fasi non coincidono necessariamente: un modulo può contribuire a più fasi e
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una fase può coordinare più moduli senza introdurre un protocollo generale.
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- Pi resta il runtime concreto per le elaborazioni assistite dal modello. Non viene
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introdotta un’astrazione `ModelRuntime`.
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- Il workflow resta ordinato e continua a usare `harness/workflow.yaml`, il ledger delle
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decisioni, i documenti di sessione e gli attuali gate human-in-the-loop.
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- Frontend, eventi SSE, widget, comandi `tht`, JSON, codici di uscita e formato delle
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sessioni devono rimanere compatibili.
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- Non sono previste migrazioni dei dati delle sessioni esistenti.
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- Il flusso SQL centrale, inclusi schema linking, sintesi, CTE e SQL finale, resta nel
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workflow core durante questa milestone.
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- Un altro componente futuro, estraneo al workflow e al core, non appartiene a questo
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refactoring.
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## Moduli interni desiderati
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### Admission
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Occupa l’inizio logico del workflow. Nella prima milestone è un pass-through e ammette
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sempre la domanda, così il comportamento osservabile non cambia.
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Per una fase futura è già stata scelta questa policy: una domanda non ammessa può essere
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riformulata nella stessa sessione; dopo il terzo tentativo fallito la sessione fallisce.
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La classificazione e l’esperienza utente non fanno parte del primo refactoring.
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### Disambiguation
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Raccoglie senza cambiarne il comportamento la logica attuale di chiarimento,
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interpretazione revisionata e riscrittura della domanda, comprese istruzioni Pi,
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validazioni e presentazione delle relative decisioni.
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### Evidence
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Consolida le superfici esistenti di acquisizione, canonizzazione, ricerca e citazione.
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Mantiene i seam già reali verso filesystem, HTTP e S3 e il contratto CLI/JSON necessario
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fra Python e TypeScript. Non introduce un contratto generale per gli altri moduli.
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### Memory
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Raccoglie senza variazioni funzionali ricerca, selezione, promozione e conoscenza delle
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domande già risolte, insieme alle istruzioni e ai gate specifici oggi dispersi.
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### Datamart
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Incapsula senza modificarla la parte di gestione del datamart oggi svolta nella fase F8.
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La fase F8 rimane visivamente e funzionalmente invariata, ma l’eventuale comportamento
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Memory che contiene appartiene al modulo Memory. La futura integrazione intelligente del
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SQL in un progetto dbt o in un flusso ETL è deliberatamente rinviata al momento in cui
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questo modulo verrà sviluppato.
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## Responsabilità che restano condivise
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Il workflow core conserva soltanto ciò che appartiene realmente all’intero flusso:
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- ordine e avanzamento delle fasi;
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- ciclo di vita e resume delle sessioni;
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- ledger e documenti di sessione esistenti;
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- persistenza e locking comuni;
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- processo Pi e trasporto backend/frontend;
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- gate generici, sicurezza anti-bypass e finalizzazione;
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- coordinamento esplicito dei moduli tramite import statici.
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I moduli non si scoprono tramite registry e non comunicano tramite event bus. Le
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dipendenze condivise vengono ricevute dal modulo oppure coordinate dal workflow core;
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un modulo non importa direttamente l’implementazione di un altro.
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## Architettura esplicitamente rifiutata
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Questa iniziativa non deve introdurre:
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- Kernel separato dall’attuale harness;
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- manifest, registry, binding o composition resolver;
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- negoziazione e versionamento di un contratto universale;
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- adapter di esecuzione `in_process`, `process` o `job`;
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- `WorkflowDefinition`, `WorkflowCommit`, nuovo event store o upcaster;
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- artifact slot e revisioni universali;
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- Review Port, Interaction Request/Result o Instruction Bundle generici;
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- plugin dbt o automazioni ETL nella prima milestone.
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## Fatti rilevanti sul codice attuale
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- `harness/.pi/extensions/tht-gate.js` è il principale punto caldo condiviso, con circa
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2.000 righe e logica relativa a più domini.
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- `harness/.pi/skills/tht-sessione/SKILL.md` contiene circa 450 righe di istruzioni che
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attraversano tutte le fasi.
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- Evidence possiede già un port reale e tre adapter per filesystem, HTTP e S3.
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- Memory possiede già codice dedicato, ma responsabilità e integrazione sono distribuite
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tra modulo Python, CLI, gate e istruzioni Pi.
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- Disambiguation oggi è soprattutto comportamento distribuito fra istruzioni, decisioni
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e gate, non un package applicativo autonomo.
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- `harness/workflow.yaml` è già la fonte condivisa dell’ordine e dei requisiti delle
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fasi e deve rimanere tale.
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L’analisi più ampia del problema corrente resta disponibile in
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[`2026-08-21-modularizzazione-disambiguazione-evidence-memory-prd.md`](2026-08-21-modularizzazione-disambiguazione-evidence-memory-prd.md).
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## Criterio di riuscita
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Dopo il refactoring, una modifica interna a Disambiguation, Evidence o Memory deve
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richiedere normalmente interventi nella directory e nei test del relativo modulo. Il
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workflow core cambia soltanto quando cambia davvero il flusso condiviso.
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La suite esistente, i test di caratterizzazione e i test end-to-end devono dimostrare
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che il frontend e ogni comportamento osservabile sono rimasti invariati.
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## Questioni da affidare a `grill-with-docs`
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L’intervista deve concentrarsi soltanto sulle decisioni necessarie al refactoring:
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1. ownership esatta dei file e delle responsabilità attuali;
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2. façade minima e specifica di ciascun modulo;
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3. collocazione delle istruzioni Pi e degli helper del gate relativi a ciascun dominio;
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4. dipendenze condivise che devono essere ricevute dai moduli;
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5. ordine di estrazione incrementale e test di caratterizzazione per ogni passaggio;
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6. criteri oggettivi che impediscano al refactoring di introdurre cambiamenti funzionali.
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Le funzioni future di Admission e Datamart/dbt sono fuori dal frontier dell’intervista:
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vanno discusse soltanto dopo il completamento del refactoring conservativo.
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